Primiano e Firmiano, secondo la tradizione, colsero la palma del martirio il 15 maggio del 303 (o
304), mentre Casto il giorno successivo. I loro corpi furono sepolti a Larino «inter murum et
muricinum», in un luogo presso il tempio di Marte.
Nel 313, con l’Editto di Milano, si riaffermò la completa libertà di culto per i cristiani. Fu proprio in
questo nuovo clima che il luogo che aveva accolto i corpi dei tre martiri, venne consacrato alla loro memoria, come è attestato da un’iscrizione trovata nel luogo delle sepolture.
«IN PACE CHRISTI
LOCUS PRIMIANI FIRMIANI
ET CASTI MM QUI PASSI SUNT
SUB DIOCLETIANO»
(nella pace di Cristo luogo [di sepoltura] dei martiri Primiano, Firmiano e Casto, che subirono il
martirio sotto Diocleziano).
I corpi dei santi Primiano e Firmiano giunsero a Lesina nell’842, anno in cui i suoi abitanti li
«involarono» da Larino e li condussero nella propria città per venerarli.
Monsignor Giovanni Andrea Tria nelle sue Memorie storiche, civili ed ecclesiastiche della città e
diocesi di Larino, pubblicate a Roma nel 1744, così narra l’avvenimento: «Distrutta Larino dagli
Agareni nell’anno del Signore 842 in que’ tempi, che la pietà dei fedeli era tutta in voglia verso le
Sacre Reliquie e Corpi de’ Santi, gli abitatori della Città di Lesina, de’ quali gran parte erano
cittadini di Lucera, udendo prodigi e miracoli che si opravano in Larino per li meriti e ad
intercessione de’ Santi Martiri, e sapendo che, senza contrasto avrebbero potuto involare que’
Sagri Corpi, perché que’ pochi Larinati, che vi erano rimasti dalle barbarie degli Agareni, si
ritrovavano dispersi per le campagne, si condussero colà e come avevano pensato, così appunto gli riuscì, e involatone il Corpo di San Primiano, e di San Firmiano, come religiosi tesori gli
trasferirono nella loro Città». A Lesina, fu dedicata loro una chiesa elevata poi a cattedrale, dove i vescovi lesinesi vi stabilirono la Cattedra. Nella cripta i sacri corpi, insieme alle reliquie di altri
santi, vi rimasero fino al 1598, anno della loro traslazione nella chiesa dell’Annunziata Maggiore di
Napoli, come in seguito vedremo.
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