I SANTI PRIMIANO, FIRMIANO E CASTO



Nella parte absidale della cattedrale lesinese, si leggeva:

«QUOS SOTIAT MERITUM QUOS GLORIA COELI
CORPORUBUS PAUSANT SACRO SUB TAGMINE TEMPLI
PRIMIANUS ITEM FIRMIANUS QUE VERENDUS
FORTIS ALEXANDER SIMUL ET TELLURIUS ALMUS
MARTYRIO CLARI TUTAMINA GENTIS
ORANT PRO POPULO DOMINUM ET MALA CUNCTA REPELLANT»

(coloro che il merito e la gloria del cielo unisce, riposano con i loro Corpi sotto il sacro tetto del
Tempio: Primiano ed il venerando Firmiano, il forte Alessandro insieme all’almo Tellurio,
protettori con il loro martirio di illustri casati, preghino il Signore per il popolo e respingano tutti i
mali).
Anche ai vescovi di Lesina il culto di questi santi doveva stare a cuore. Infatti, quando ancora i
corpi erano nella chiesa cattedrale di Lesina, il presule Orazio Greco, fece affiggere, nel 1568, sul
loro sepolcro una lamina bronzea che così recitava:

«CHRISTUM CONFESSI SUBEUNT TORMENTA, SECURIM,
MORTE SUA VIVUNT, VIVERE NOSQUE DOCENT.
FELICES ILLI, QUI SANCTE NUMEN AMARUNT,
FELICES ERIMUS, SI SIC AMEMUS ITEM»

(avendo professato la fede in Cristo hanno ricevuto il martirio, con la loro morte vivono e ci
insegnano a vivere. Beati coloro i quali hanno amato Dio, saremo beati se ameremo nello stesso
modo anche noi).
Per quanto riguarda san Casto, il suo corpo non fu mai portato a Lesina perché rimasto sempre a
Larino. Secondo la tradizione non fu rinvenuto in tempo utile per essere «involato» insieme a quelli di Primiano e Firmiano, poiché sepolto poco distante. Attualmente i resti mortali del santo sono conservati sotto l’altare Maggiore della chiesa larinate della Beata Vergine delle Grazie.
Nella seconda metà del XVI secolo l’antica cattedrale di Lesina risultava inagibile e non più sicura
e idonea alla conservazione delle sacre reliquie; pertanto, i governatori della Santa Casa
dell’Annunziata di Napoli (alla quale Lesina apparteneva per donazione ricevuta dalla regina
Margherita di Durazzo, il 6 novembre 1411), nell’aprile del 1598 fecero traslare i corpi dei santi
Primiano e Firmiano insieme alle reliquie dei santi Pascasio, Sabino di Canosa, Orsola, Alessandro Martire, Tellurio ed Eunomio, sotto la cura del sacerdote napoletano Aurelio Della Marra, dietro autorizzazione pontificia.

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