La vicenda terrena dei santi martiri affonda le sue radici in età romana tardo-imperiale e
precisamente nella persecuzione contro i cristiani ordinata anche dall’imperatore Diocleziano su
istigazione di suo genero Galerio. Di loro, purtroppo, come per molti altri martiri del cristianesimo, sappiamo ben poco. Salvo qualche rara eccezione, non si hanno fonti storiche scritte, contemporanee o immediatamente successive, sulla vita e le opere di coloro che testimoniarono, agli albori del cristianesimo, la propria fede con il sacrificio della vita.
Monsignor Vincenzo Ferrara, in un suo autorevole studio pubblicato qualche anno fa, non esclude, per Primiano, Firmiano e Casto un’ascendenza romana. Essi, secondo lo studioso, avrebbero avuto la possibilità di rendersi conto e di osservare «[…] la crisi ed il disfacimento del paganesimo di fronte all’affermarsi del Cristianesimo. Forse proprio a Roma […] è probabile che siano stati incaricati, dagli stessi responsabili della Comunità Cristiana dell’Urbe, ad avviare anche nella loro IV Provincia originaria, il Sannio pentro-frentano, la struttura organizzativa della Chiesa e che ne siano stati investiti perfino ufficialmente essi stessi venendo ordinati rispettivamente l’uno, Diacono, l’altro Suddiacono e l’altro […] Notaio regionale.
Sta di fatto che, rientati in Provincia, divennero il lievito per la Conversione e la pratica della fede
cristiana per tutto il Sannio pentro-frentano e dintorni, fino ad entrare non solo nel sospetto, ma
perfino nella scoperta avversione delle pubbliche Autorità pagane dei Municipi Romani ancora
efficienti nell’ambito territoriale di pertinenza del loro impegno missionario di evangelizzazione,
quali quelli di Larino nella Frentania e quello di Trivento nella confinante Pentria.
Quelle Autorità, che, per avere avuto Primiano, Firmiano e Casto non solo amici e conoscenti in
Larino, prima della loro conversione al Cristianesimo, ma fors’anche colleghi nelle pubbliche
cariche amministrative o militari di quel Municipio, pur imbarazzate di fronte allo scoperto
dilagare, e sotto i loro occhi attoniti, della fecondità dell’azione apostolica seguita alla conversione di quei loro amici, l’avevano tollerata cercando di attutirne gli echi a Roma.
Quando, però, tra il 303 ed il 304, si susseguirono gli editti imperiali di Diocleziano per la
persecuzione dei Cristiani e la loro conseguente obbligatorietà della loro esecuzione attuata anche nelle Province, non poterono fare a meno, pena la propria destituzione, di catturarli, imprigionarli e quindi condannarli al martirio che ebbe luogo, a seguito del loro rifiuto d’abiura […]» come tratteremo, a Larino, nell’attuale provincia di Campobasso.
Così, Primiano, Firmiano e Casto, perché cristiani, furono sicuramente inviati dinanzi al funzionario romano di Larino, e dimostrando perseveranza nella fede, coronarono la loro vita col martirio.
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